Guida: Velocizzare gli smartphone Android in 5 passi!

di Nikolas Pitzolu 0

Al contrario del mondo iOS, quello Android è enormemente variegato sia per la natura dello stesso sia perché permette di essere modificato davvero a basso livello: questo fa si che i partner produttori possano editarlo, customizzarlo e plasmarlo secondo le proprie esigenze.

Esistono mille mila motivi del perché uno smartphone Android compie un’azione più lentamente di un altro e viceversa.

E’ rarissimo – a volte un caso fortuito – trovare due smartphone che compiono sempre le stesse operazioni in un lasso di tempo identico al millesimo di secondo: anche tra smartphone uguali, addirittura stesso software e stesso modello, il tempo può differire e in effetti differisce.

Certo, stiamo parlando di inezie ma è per evidenziare il punto che ci sono davvero tante e tante variabili per determinare se uno smartphone con installato Android è da considerarsi lento nell’effettuare le operazioni.

Poi quando mettiamo in mezzo anche le applicazioni scaricate dal Play Store le variabili aumentano: nel senso che quando utilizziamo una di queste – qualunque essa sia – usciamo dall’area “software certificato” del produttore e ci dirigiamo a far eseguire al nostro smartphone codice di aziende terze.

Se vi siete resi conto che il vostro terminale non esegua i comandi velocemente, si deve iniziare a pensare a come si potrebbero avere prestazioni migliori: e per questo intendiamo avere più reattività alle azioni che impartiamo tramite tocco sul display, alla possibilità di poter avviare le App con più velocità… In modo tale da portare al minimo indispensabile – per il vostro smartphone – i tempi di attesi tra un’azione e l’altra.

Ora è arrivato il momento di fare qualche distinzione su quello che vogliamo affermare.

Ci sono Smartphone e Smartphone ed elencarli tutti sarebbe impensabile e impossibile, quindi potremmo benissimo affermare che si hanno delle esperienze utente differenti in base alle fasce del mercato (e per fasce non ci riferiamo al prezzo bensì alle prestazioni del dispositivo):

Fascia Alta: E’ davvero raro trovare uno smartphone di questa fascia che rallenti vistosamente nelle sue azioni durante l’utilizzo nel tempo. I terminali top di gamma sono il fiore all’occhiello delle aziende che li producono, ergo, sono i biglietti da visita delle stesse e sono loro ad avere la maggior parte dei riflettori puntati lato mediatico.

Quindi i produttori ci mettono sempre attenzione nel curarli e supportarli, ma ricordiamo anche che questi dispongono di un hardware top al momento della commercializzazione, quindi la potenza – per avere un’esperienza ottima e fruibile – non manca di certo;

Fascia Media: anche in questa fascia le prestazioni dei dispositivi Android si sono molto stabilizzate e l’asticella dell’esperienza utente si è alzata notevolmente. Sebbene non possiamo metterli direttamente a paragone con la fascia alta, siamo consci che le prestazioni possano essere molto vicine e addirittura, in alcuni rari casi e in presenza di un utente medio ma attento, essere ottimizzati talmente bene che si possono confrontare con i top della gamma;

Fascia Bassa: è proprio qui che bisogna fare un po’ di attenzione. Fascia bassa non è assolutamente sinonimo di bassa e frustrante esperienza d’uso. Anche qui le prestazioni si sono più o meno allineiate ma andiamo incontro ad un punto fermo con poche possibilità di risoluzione: l’hardware. Sebbene questo sia stato migliorato durante il corso degli anni, se il terminale appartiene alla fascia bassa e costa relativamente poco, a qualcosa dovrà pur rinunciare. Non stiamo assolutamente dicendo siano una “ciofeca” (dipende anche dalle esigenze), ma è logico che non dovremmo aspettarci una modalità flash tra le applicazioni e i menù di sistema! Semplicemente perché la velocità non è il loro punto forte: ma anche qui ci sono le eccezioni che si contano comunque con difficoltà.

Ora, dopo la lezione di teoria passiamo alla pratica. Vi abbiamo parlato di 5 passi per velocizzare Android e quelli che vi andiamo a spiegare fanno proprio questo. Abbiamo deciso di ordinarli per difficoltà, quindi dai più semplici che danno una mano ad incrementare sensibilmente la velocità ai più difficili che cambiano le carte in tavola andando davvero a farvi dubitare di avere ancora il vostro smartphone tra le mani!

1. Ripristinare il dispositivo.

Non abbiamo inventato l’acqua calda, lo sappiamo! E oltretutto questo consiglio poteva essere elargito fino a qualche anno fa alla maggior parte delle persone con terminali che non avevano un adeguato supporto dal produttore.

Ma la tecnologia si evolve, Android si evolve e gli standard qualitativi si sono spostati – per nostra fortuna – verso l’alto. Ovviamente ci sono le eccezioni!

Ma la frase è sempre la stessa: davanti ad una platea di smartphone Android infinita non possiamo sapere che terminale abbia l’utente che sta leggendo questa guida, ne tanto meno sapere la versione che sta utilizzando.

E, nel caso abbia uno smartphone datato e/o con una bassa ottimizzazione da parte del produttore di appartenenza, sarebbe opportuno informarlo che l’esperienza utente potrebbe diventare frustrante dopo qualche tempo: installa/rimuovi applicazioni, archivia messaggi, log vari che l’OS salva nella cartelle nascoste di sistema, etc. Con il ripristino le cose possono tornare come al primo utilizzo dello smartphone ma, in mancanza di aggiornamenti, è solo un palliativo: ergo, ci ritroveremmo poi a dover effettuare un altro ripristino per riacquistare un minimo di velocità.

Quindi se avete un terminale in questione, sappiate che l’operazione più semplice e veloce da effettuare è il ripristino: come dice la parola stessa, essa cancellerà tutti i vostri dati quindi, prima di effettuarlo, ricordatevi di salvarvi i contenuti che preferite nella Micro SD o sul vostro PC!

Seguite questi passi per effettuarlo:

  • Tap sul menù impostazioni;
  • Tap su Backup e Ripristino;
  • Tap su Ripristino dati di fabbrica.

Troverete qui le indicazioni che vi diranno che perderete tutti i dati e anche gli account alla quale perderete l’accesso (ma basterà poi alla successiva installazione, compilare il form con i vostri dati utente per poter riaccedere). Appena siete pronti premete Ripristina il dispositivo e al successivo riavvio lo troverete come quando l’avete tolto dalla scatola e acceso per la prima volta.

2. Diminuire il tempo di transizione o azzerarlo.

Quando gironzoliamo tra i vari menu’ di sistema, apriamo o chiudiamo le applicazioni, oppure ancora quando premiamo i tasti funzione (indietro, home e multitasking) passa un lasso di tempo ben preciso. In questo lasso di tempo il sistema ci fa vedere e apprezzare un’animazione chiamata animazione di transizione. Durano notevolmente poco, meno di un secondo, e fondamentalmente serve a non farci vedere il “taglio netto” con l’operazione successiva.

Ebbene, la totalità delle applicazioni – esse siano di terze parti ma anche quelle di sistema – utilizzano questa transizione regolata da Android per dare una parvenza di continuità alla nostra esperienza utente. Il punto è che mentre alcune applicazioni sincronizzano queste animazioni con il loro avvio, altre prima aspettano che sia eseguita e poi si avviano!

Tutto ciò per dirvi che se diminuite il tempo delle transizioni rendendole più veloci – o le disattivate – noterete un sensibile aumento della velocità delle vostre operazioni. Provatelo voi stessi con questi passi:

  • Andare nel menù impostazioni (generalmente l’icona ingranaggio);
  • Andate alla ricerca delle informazioni del dispositivo (generalmente una delle ultime voci del menù) e accedetevi;
  • Quando trovate la Versione Build tappate sulla scritta 7 volte;
  • Un avviso comparirà sotto forma di popup e vi dirà che ora siete sviluppatori;
  • Tornate indietro nelle impostazioni;
  • Ora comparirà una nuova stringa che si chiamerà Opzioni Sviluppatore, entrateci;
  • Cercate le tre voci che ci interessano: Scala animazione finestra, scala animazione transizione e scala durata animatore (solitamente sono tutte e tre posizionate una dopo l’altra, scorrendo verso la fine l’elenco).
  • Qui generalmente il valore è di 1,5% (ma le aziende a volte lo cambiano come ritengono più opportuno), portatelo al minimo (0,5% o 0,25% se lo vedete) per tutti e tre i valori;
  • Infine riavviate il dispositivo.

Ai vostri occhi, dopo il riavvio, tutta la UI vi sembrerà più reattiva e veloce ad eseguire i vostri comandi! Semplicemente il tempo di animazione sarà diminuito e accelerato! Certo, per un’operazione singola non sarà la soluzione definitiva ma pensate durante il lavoro o anche a scuola di dovere fare 10 operazioni di fila: faccio una foto, apro Messenger per inviare un messaggio, lo chiudo per poi aprire la galleria, etc… Alla fine tutto sarà molto più immediato, sacrificando l’accompagnamento con una transizione e quindi diminuendone la propria durata.

3. Cambiare il Launcher di Sistema.

Ogni Smartphone Android è dotato di un Launcher: alcuni richiedono più risorse diventando pesanti e altri meno, alcuni sono dotati di Drawer e altri no, alcuni permettono una personalizzazione profonda e altri no.

La cosa che ci interessa però è che il Launcher è sempre attivo, dal momento in cui accendete il telefono fino a quando lo spegnete.

Nello Store ci sono una valanga di Launcher alternativi, ve ne elenchiamo tre che abbiamo provato tra i migliori, ordinandoli da quello che ha richiesto più risorse a quello che ne ha richieste di meno:

  • A. Nova Launcher:

    Quest’applicazione ricca di funzioni da veramente libero sfogo alla nostra fantasia per quanto riguarda la personalizzazione della/e homescreen! La prima che mi viene in mente – perché l’ho utilizzata – è la possibilità di utilizzare uno sfondo diverso da quello principale che vada a ricoprire solo la parte della Dock: lo spazio dove ci sono le applicazioni che non cambiano tra una pagina e l’altra, quelle che vogliamo avere sempre a portata di dito insomma.

    Rimanendo sempre in ambito Dock, è possibile aumentarne il numero e modificare il numero di Applicazioni mostrate in questo spazio dedicato. Per il nostro scopo, ovvero aumentare la fluidità di sistema, è ottimo con un impatto sulle risorse minore di molti altri Launcher Stock dei produttori.

  • B. Evie Launcher:

    Evie da sicuramente l’idea di voler essere sempre esteticamente diverso dagli altri: infatti gli sviluppatori cercano sempre di modificare qualcosa nel pacchetto base per far si di differenziarsi dagli altri prodotti analoghi! Nella schermata principale si può fare tutto ciò che ci passa per la testa: applicazioni in ogni angolo, cartelle sovrapposte, sottoesposte, con una barra superiore sempre visibile che funziona come ricerca files, e ancora Widget anch’essi posizionabili ovunque! Con uno swipe dal basso verso l’alto si aprirà il drawer e con un gesto dall’alto verso il basso ci sarà la ricerca delle Applicazioni installate.

    Anche in questo caso nessun problema lato richiesta di risorse, con un’interfaccia che si “muove” agevolmente. Non abbiamo notato ricaricamenti, lag o lentezze tali da pregiudicare l’esperienza, nemmeno con un terminale basso di gamma!

  • C. Smart Launcher Pro 3:

    E infine Smart Launcher Pro 3 che è quello con il maggior numero di aggiornamenti. La caratteristica peculiare di questo Launcher è quella di presentarci una procedura di configurazione al primo avvio, dove il prodotto poi si predisporrà alle nostre preferenze riguardo App installate nello smartphone, multimedia, social, etc.Rispetto ad Evie Launcher i gesti sono differenti: con uno swipe da destra verso sinistra si accederà al drawer, invece con un swipe da sinistra verso destra ci sarà la schermata che conterrà i Widget. Va da se che tutto il resto è posizionabile nella schermata centrale! Tutto molto specifico e consultabile con una rapida occhiata. Potrete effettuare un minimo di personalizzazione ovviamente, ma attenzione che è stato concepito come Launcher molto “ristretto”.

4. Incrementare la RAM oltre il quantitativo imposto dal produttore (difficile e serve il Root).

Se volessimo andare ad eseguire un intervento molto più profondo ed avere dei benefici tangibili, si può, ma le cose si complicano! Quindi se non ve la sentite, procedete solo con i primi tre punti della guida!

Il procedimento che andiamo ora a riportarvi è stato testato su un Galaxy S4 con Android Lollipop e su un Nexus 5 con Android Marshmallow, entrambi con i permessi di Root attivi.

I suddetti hanno portato a compimento la procedura, ma attenzione: la responsabilità è solo vostra per eventuali malfunzionamenti. Non mi stancherò mai di dirvi che il mondo Android è variegato, immenso e incredibilmente diverso. Non abbiamo smartphone con il medesimo Hardware e la stessa architettura software, perciò le cose potrebbero andare diversamente da come ve le aspettate. Comunque procediamo!

Per andare ad avere dei miglioramenti più ampi sotto il punto di vista della rapidità, utilizzeremo il metodo del file di Swap: un metodo utilizzato in maniera automatica, ad esempio nei PC Windows, per andare a sfruttare una porzione di memoria sita nell’HDD o nell’SSD, quando il sistema operativo si rende conto che è arrivato al limite della RAM fisica disponibile e non può più indirizzare altri processi dal SoC alla memoria volatile!

Cosa succede? Utilizzando questo metodo (che Android non prevede nella sua architettura Stock) l’OS avrà a disposizione un altro tot di RAM in più. Ma attenzione, questa porzione che andremo a creare non avrà la velocità di scrittura/lettura della RAM vera e propria! Con le ultime tecnologie per lo storage, lato UFS, si riduce la latenza confronto ad una memoria di tipo eMMC, ma la differenza, seppur minima, permane!

Certo è poi che, le memoria di tipo UFS non sono installate su terminali entry level… Ergo, se avete una memoria con questo tipo di tecnologia probabilmente avrete dai 3 GB di RAM in su e questa guida potrebbe solo servirvi per una vostra mera esperienza personale!

Ma espletate tali frasi assolutamente d’obbligo, veniamo alla pratica andandovi a spiegare come procedere.

Requisiti:

  • Permessi di root: qui dovete un po’ cercare sul web (XDA.com) e poi continuare con la nostra guida, perché ci sono milla mila smartphone basati su Android e molti, moltissimi di loro hanno una procedura differente per come ottenerli;
  • App da scaricare dal Play Store: RAM Manager Free;

Una volta installata, apriamo l’applicazione RAM Manager Free e – ovviamente – permettiamogli di effettuare modifiche Root con la finestra che si aprirà la prima volta che ci accederete.

Con un gesto dalla parte estrema sinistra verso destra si aprirà un carosello e, una volta visualizzato, premete su Swap file.

Ora potrete scegliere il percorso dove creare la porzione di RAM di cui abbiamo parlato sino ad ora e la sua relativa dimensione!

Consigliamo una posizione subito raggiungibile senza troppe sotto cartelle: visto che avete attivi i permessi di Root va bene anche “/storage/” e poi la dimensione che volete attribuirgli.

Anche qui la decisione è molto variabile: il consiglio che potremmo darvi è quello di decidere sulla base della propria capacità in GB che abbiamo a bordo dello smartphone. In ogni modo non aumentate lo spazio dedicato al file di Swap oltre i 2 GB:

Se avete deciso di attribuirgli 1 GB, scriverete 1024 MB; Se decidete il taglio da mezzo GB scriverete 512 MB, etc…

Date la conferma e attendete la fine del processo, si completerà in pochi minuti e comunque in base all’hardware che avete a disposizione.

Infine, tornate alla schermata precedente e flaggate su “applica all’avvio” per confermare il tutto e far attivare il file di Swap ad ogni avvio del terminale!

Attenzione, questo non vuol dire che sarà sempre utilizzato. No, verrà utilizzato solo quando ci sarà bisogno e quando il Kernel di controllo sentirà che non c’è più RAM fisica disponibile per l’archiviazione classica.

Ricordate però che la RAM è stata concepita per scrivere/leggere/scrivere/leggere – in questo loop infinito – n mila volte! La vostra ROM, eMMC o UFS che sia NO… Quindi usate con parsimonia quanto appena descritto, con sempre un’occhio a quello che il sistema sta facendo tra RAM e file di Swap!

5. Installare una Custom ROM (difficile e serve Root, Unlock Bootloader e Recovery Modificata).

Una delle soluzioni davvero più complete per cambiare radicalmente interfaccia, prestazioni ed esperienza utente è la sostituzione del proprio sistema operativo – creato dal produttore e messo a punto solo per quello specifico smartphone – con un altro.

Il sistema operativo alternativo è creato e seguito da una vasta community che, dipende da modello a modello, da il proprio supporto per fornire una vita parallela ben più longeva allo smartphone Android che abbiamo tra le mani.

Non per tutti i modelli di smartphone al mondo è così: molti sono super iper extra supportati e altri invece nemmeno presi in considerazione: dipende da moltissimi fattori e i primi che mi vengono in mente sono l’hardware del dispositivo, la popolarità dello stesso e se il produttore non è restio a fornire l’accesso a determinate procedure!

Generalmente le motivazioni per la quale si vuole installare una Custom Rom sono:

  • Abbiamo uno smartphone da oltre due anni (a volte anche meno) che l’azienda produttrice non supporta più. Qui si può installare una Custom ROM compatibile e avere una versione di Android attuale, per giunta orfana di tutte le personalizzazioni che il nostro dispositivo aveva precedentemente;
  • Si vogliono migliorare le prestazioni del dispositivo e la maggior parte delle Custom ROM lo fanno: non devono sottostare ad accordi commerciali, sono nude e crude basate sulla versione standard di Android con particolari funzioni create ad Hoc, ma sta alla volontà dell’utente se attivarle o meno, ergo, pieno controllo.

Attenzione che però non è tutto rose e fiori: essendo create, supportate e sviluppate da Developer indipendenti non avrete nessuna garanzia che tutto vada sempre bene.

Per di più alcune ROM alternative possono avere delle problematiche con particolari funzioni: non è difficile trovare Custom ROM in cui lo sviluppatore affermi che la fotocamera, piuttosto che il WiFi, piuttosto che un altro componente non potrebbe funzionare correttamente o non funzionare proprio.

E qui si può fare bene poco, in quanto il produttore primario non elargisce i “documenti guida” sotto forma di files driver che servono ad ottimizzare quello specifico componente con un altro sistema operativo.

Leggete comunque sempre la descrizione che accompagna la ROM alternativa e il relativo stato di supporto e funzionamento.

Ma come poter installare una Custom ROM e come ottemperare ai requisiti fondamentali scritti in alto per poterlo fare?

Per ogni terminale la storia è a se, per certi è più semplice e per altri è un vero e proprio calvario!

Se decidete di intraprendere questa via ecco le linee guida da seguire:

  • Collegatevi al sito xda.com;
  • Nel campo di ricerca digitate il nome del vostro smartphone;
  • Premete sul primo risultato ottenuto;
  • In alto premete sul titolo del vostro Smartphone.

Qui ci sarà tutto l’indice delle operazioni, delle informazioni e delle ROM alternative che è possibile installare. Ovviamente non appena entrerete all’interno ci saranno istruzioni, eventuali funzioni non ancora supportate, versione sulla quale è possibile installare la ROM proposta, commenti e feedback di chi lo ha già fatto, etc!

Mi raccomando, massima attenzione: la procedura in ogni caso non è di facile realizzazione e sappiate che la garanzia sul vostro terminale cesserà di essere valida.

In quest ultimo caso Buon Modding!

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