Modding Android: Cos’è il framework Xposed? da oggi su Android Nougat!

di Nikolas Pitzolu 0

Ogni anno, ogni major release del sistema operativo Android, Xposed si aggiorna per essere compatibile con i nuovi standard: ed è sempre più difficile farlo.

Android è un sistema operativo estremamente versatile per la sua natura e per le basi con cui è stato concepito.

Anno dopo anno, release dopo release, difficoltà dopo difficoltà, ci sono essenzialmente tre punti che vanno soddisfatti per far si di avere il pieno controllo del proprio smartphone:

  • Recovery modificata;
  • Root;
  • Xposed Framework.

La maggior parte delle persone non ha bisogno di avere il pieno controllo: semplicemente fa un uso normale di uno smartphone e installare questi strumenti dediti al modding più estremo, specialmente Xposed, non ha alcun senso.

Anche perché, è chiaro che nel tempo Android si è evoluto e ha avuto la “fortuna-sfortuna” di essere adottato da tanti produttori, ergo, molti team di case di sviluppo importanti ci mettono le mani sopra e spessissimo capita che in alcune personalizzazioni ha delle funzioni in più ma meno interessanti, in altre ne ha di meno ma più interessanti: e tutto questo “modding ufficiale” regala spunti e codice già pronto per gli appassionati e chi gira attorno al mondo del “modding non ufficiale”.

Ma chi vuole sperimentare, fare, disfare, cambiare e anche a volte fare danno, ha bisogno di questi strumenti.

Il punto è che se lo sblocco del bootloader è una pratica che i produttori concedono ai clienti che la richiedono (pur indicando tutte le avvertenze del caso), i 3 strumenti sopra citati devono essere forzati per ottenerli: si passa quindi da buchi software, exploit, bug e chi più ne ha più ne metta: tradotto, parte della sicurezza è persa consapevolmente.

I più addicted ricorderanno sicuramente Xposed e chi lo ha utilizzato su Lollipop e Marshmallow si è divertito anche parecchio!

Xposed è fondamentalmente un software che con il suo codice pre-compilato fornisce una via d’acceso semplice per personalizzare a fondo applicazioni, impostazioni di sistema, modifiche davvero a basso a livello, ottimizzazione estrema della batteria, etc. Questi elencati sono solo 4 dei mille moduli che si possono installare: si perché oltre ad Xposed ci sono dei moduli che fungono da estensioni per il Tool principale, scaricabili direttamente dall’applicazione stessa che – una volta installata – creerà un’icona come tutte le altre più classiche che conosciamo.

Ovviamente sappiate che non è tutto oro ciò che luccica! Xposed è uno strumento estremamente potente che vi da la possibilità di cambiare delle impostazioni che lo sviluppatore dell’applicazione target o il produttore dello smartphone stesso NON ha previsto di poter modificare: tradotto, potenziale instabilità! Quindi prima di fare qualsiasi cosa documentatevi e controllate i feedback di un determinato modulo.

Arrivando ad oggi, il team di sviluppatori che sta dietro alla causa, ha condiviso il fatto che il loro Tool ora è disponibile (dopo oltre un anno) per essere utilizzato su qualsiasi smartphone che ha installato Android Nougat, nella specifico nelle versioni 7.0.x e 7.1.x.

Come mai questo ritardo? Semplicemente per le motivazioni di cui sopra! A Google non interessa aiutare delle persone che cercano un modo per avere Xposed su Android, sia per una questione legata alla sicurezza che per una questione di comodità: ripeto, Google non stende di certo il tappeto rosso a chi supporta e gestisce questo Tool ma è la natura Open del sistema operativo lo permette.

Comunque sia Rovo89 (lo sviluppatore principale che da tempo ha in carico lo sviluppo di Xposed) ha annunciato il rilascio della versione 3.1.2 e motiva il ritardo del rilascio con problemi di compatibilità con il nuovo Runtime JIT di Nougat, profondamente cambiato da quello della precedente versione Marshmallow.

“Non potevamo certo diffondere una versione non stabile del nostro Tool” afferma Rovo89. E ha pienamente ragione. Xposed interagisce a fondo con il Runtime di Android e sappiamo quanto siano delicati questi sotto processi ancora più a basso livello dei classici processi che le applicazioni utilizzano per funzionare.

“E poi anch’io ho una vita, ho preso in considerazione di continuare il lavoro nel mio tempo libero” termina il discorso dello sviluppatore.

E poi, parliamoci chiaro. Dai recenti Report l’adozione di Android Oreo sta allo 0,2% quindi Nougat ancora avrà vita lunga, lunghissima. Questo per dire che ci sarà tempo e spazio per “giocare” con i moduli di Xposed e migliorare il Tool stesso nel corso del tempo.

Prima della conclusione è bene sapere su che base di Runtime, Rovo89 ha costruito le funzionalità di Xposed 3.1.2: quelle a standard ART.

Se in altre versione precedenti si riusciva ad avere una uso fluido del Tool solo con il JIT Dalvik, lo sviluppatore ci tiene a precisare che tutto il lavoro è stato elaborato, costruito e svilupapto su base ART, ovvero la modalità che il compilatore di Android utilizza da Android Lollipop in su.

E questo passo è di rilevante importanza perché evita un passaggio in più del downgrade delle features delle App da ART a Dalvik, con netta perdita delle prestazioni guadagnate nel passaggio a questo nuovo JIT.

Infine, sempre lo sviluppatore, afferma che i cambiamenti drastici che ci sono stati tra il runtime di Marshmallow e quello di Nougat non ci sono stati con Android Oreo, quindi pensa di rilasciare un tool per abilitare Xposed in un tempo nettamente minore.

Se volete saperne di più su tutto ciò che ho riportato, oppure volete provare la nuova versione di Xposed potete visitare la pagina di XDA raggiungibile da qui!

Ve l’ho linkata perché ci sono informazioni ed avvertenze da conoscere. E in questi casi, con degli argomenti complessi, è sempre meglio leggerle e rileggerle.

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