Google Vulnerability Reward Program 2018: donati 3,4 milioni di dollari

di Claudio Stoduto 0

Google è ancora una volta protagonista nel corso di queste ore per via dell’annuncio di quello che è stato nel complesso il programma Vulnerability Reward Program del 2018 con tanto di numeri in merito ai dollari donati nei confronti di coloro che hanno scoperto tali vulnerabilità.

La società americana cerca sempre di più di rendere partecipi i propri utenti al fine di ottenere dei servizi e dei sistemi operativi quanto mai privi di bug o elementi che possano essere eventualmente attaccabili da persone poco raccomandate. Ovviamente non è soltanto questo, ma Google sta cercando di rendere i dati dei propri utenti un po’ più sicuri degli standard normali al fine di mantenere i suoi standard di sicurezza elevati. Le remunerazioni, che ora andremo a vedere insieme nel dettaglio, alla fine non sono poi nemmeno così tanto da sottovalutare. Infatti sono parecchi i milioni di dollari spesi in tal senso che, a conti fatti, sono stati versati nei confronti di utenti che hanno risolto un problema pur non essendo dei veri e propri dipendenti di Google. Va detto anche che ci sono utenti che hanno fatto di questa una vera e propria professione viste le remunerazioni di alto livello che le aziende tech hanno stanziato per queste aree specifiche dei loro software.

Entrando più nel dettaglio, l’intero Vulnerability Reward Program dello scorso 2018 per Google è costato circa 3,4 milioni di dollari. Questi vengono suddivisi in circa 1,7 milioni donati solamente a chi si è occupato del sistema operativo Android e di Google Chrome. Abbiamo visto come lo scorso anno l’azienda abbia spinto forte su questi due sistemi ampliando anche la gamma di prodotti, specialmente Chrome OS, su cui erano installati. Da questo punto di vista era quindi necessario ampliare la rete di sicurezza nei confronti di quello che poteva essere un potenziale numero di nuove minacce in arrivo. Nel complesso sono stati erogati circa 1300 premi totali con quello più alto che è stato di un importo pari a 41000 dollari.

Dal nostro punto di vista possiamo dire che si tratta di una delle operazioni di Google che non puntano molto sull’aspetto mediatico ma su cui la società spinge parecchio, specie negli ultimi mesi. Infatti la pubblicazione di questi dati non deve essere per forza vista nell’ottica di un vanto nei confronti della concorrenza o di una sorta di manifesto da esporre in prima linea. Per carità, potrebbe in parte essere anche così, ma per noi è più una sorta di dimostrazione di Google nei confronti delle mille critiche che spesso le vengono mosse per la sua troppa apertura. Android non è iOS e dovrà ancora imparare molto, anzi moltissimo mentre Chrome OS, per quanto chiuso, sicuramente è una bella spanna sopra Windows 10 in termini di sicurezza. Se Google riuscisse a trovare un giusto bilanciamento fra le due o magari ad innalzare il livello di protezione di Android ad uno stadio ancora più elevato, potremmo trovarci davanti ad un sistema operativo quasi in linea con quello di Apple. Poi ovviamente dipende anche moltissimo da ciò che fa ed installa l’utente ad esempio oltre che alle operazioni singole che potrebbero essere state portate a termine che siano esse state realizzate su uno smartphone o un tablet Android o un prodotto con Chrome OS.

In ottica futura la strada sembra più che mai in discesa con tanti aspetti positivi. Inizialmente, quando i rispetti progetti partirono, non potevamo dire la medesima cosa ma oggi più che mai siamo davanti ad una situazione in cui Google ha posto delle basi importanti su cui continuare il suo sviluppo futuro. C’è grande interesse, anche da parte nostra, per quello che sarà il prossimo Fuchsia OS che ancora rimane una sorta di chimera ma che in realtà potrebbe vedere la luce, almeno a livello di presentazione, già durante questo 2019.

Voi cosa ne pensate? Avete notato il cambiamento di strategia di Google nei confronti della salvaguardia dei dati degli utenti?

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