In Europa il Google Play Store proporrà all’utente la scelta di browser e motore di ricerca

di Giuseppe La Terza 0

Google

Il mese scorso Google ha annunciato che avrebbe notificato agli utenti europei della possibilità di scegliere altri browser Web e motori di ricerca disponibili su Android, per conformarsi alla normativa antitrust. Questa “scelta” sarà gestita dal Google Play Store.

La versione 14.3.18 del Play Store rilasciata questa mattina contiene diverse stringhe relative agli “ulteriori aggiornamenti” che Google sta implementando in Android dopo la richiesta della Commissione Europea.

Cercheremo di fare di più affinchè i proprietari di smartphone Android siano a conoscenza dell’ampia scelta di browser e motori di ricerca disponibili per il download. Ciò comporterà che in Europa i dispositivi Android chiederanno agli utenti quali browser e app di ricerca vorranno utilizzare.

Il Play Store sarà responsabile di chiedere agli utenti di scegliere “browser Web aggiuntivi” e “servizi di ricerca aggiuntivi” per i propri dispositivi. Presumibilmente il Play Store mostrerà Chrome insieme a Firefox, Microsoft Edge e Opera, mentre DuckDuck Go e Bing saranno probabilmente inclusi insieme a Ricerca Google.

Già nel 2017 la Russia ha imposto a Chrome per Android di presentare agli utenti un prompt in-app per selezionare un motore di ricerca, mentre Google il mese scorso ha aggiunto DuckDuckGo come opzione predefinita in 60 paesi.

Questo dialogo annoterà quali app sono “Già installate su questo dispositivo” e aiuterà ad “impostare le tue nuove app” come predefinite del sistema. Nei prossimi mesi, tutti gli utenti Android dovranno fare questa selezione. L’implementazione precisa ancora non è ancora nota, potrebbe infatti apparire un banner nella parte superiore del Play Store o potrebbe anche aprirsi un’interfaccia utente a pagina intera che gli utenti non potranno ignorare.

Eu_choice” di Google è molto simile alla pagina BrowserChoice.eu che Microsoft dovette mostrare agli utenti di Windows nel 2010 in seguito a un altro caso antitrust molto simile. Google, però, sta attualmente impugnando una causa per evitare l’ammenda da 5 miliardi di dollari.

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