Troppi smartphone Android, è il momento di cambiare?

di Giuseppe La Terza 0

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Una delle pecche che da sempre ha maggiormente colpito il mondo Android e il suo svilupparsi è stato il fenomeno della frammentazione, questo perchè il sistema operativo di Google, al contrario di iOS, è pensato per funzionare su tantissimi dispositivi.

Google negli anni ha cercato di ridurre sempre di più questo problema, e in parte ci è riuscita, grazie all’adozione, ad esempio, di Project Treble o con la realizzazione di programmi come Android One e Android Go, finalizzati al proporre la versione stock di Android con 2 anni di aggiornamenti garantiti. Grazie a questi accorgimenti e ad accordi con i vari OEM per impegnarsi ad aggiornare e supportare i propri dispositivi, sono davvero pochi i dispositivi che non raggiungono i due anni di supporto minimo. Inoltre, negli ultimi anni, i vari OEM, Samsung in primis, hanno rivisto la loro politica di rilascio di nuovi dispositivi, andando a ridurre i prodotti a listino, favorendo cosi sia l’utente, che può decidere meglio cosa acquistare, sia l’azienda stessa, che ha meno dispositivi da supportare.

Purtroppo qualcosa sembra essere cambiato, forse anche a causa della stagnazione del mercato mobile, sempre più privo di vere novità. Infatti da inizio 2019 ad oggi abbiamo potuto constatare che le azienda sono tornate ai vecchi metodi, buttando fuori sul mercato tantissimi smartphone, tutti simili tra loro, tanto che ormai ne esce quasi uno al giorno. Analizziamo la situazione con i principali OEM di smartphone Android.

Samsung

Samsung era conosciuta in passato per la realizzazione di tantissime linee di smartphone, alcune dai nomi improponibili, come Prime, Neo, Plus, Ace, ecc..,per poi passare negli ultimi anni ad una divisione più netta con le serie Galaxy S, Note, A e J.

Quest’anno però, Samsung ha deciso di aumentare sensibilmente il numero di dispositivi a listino, partendo dai top di gamma della serie S che quest’anno sono addirittura tre, per finire alla serie A declinata addirittura in 10 modelli, senza contare la neonata serie M, che per ora consta di 2 modelli, ma altri sono in arrivo. Insomma tantissimi modelli, alcuni davvero simili tra loro, che finiranno per creare confusione nell’utente che deve scegliere cosa comprare. Ma non è la peggiore.

Huawei/Honor

Huawei negli ultimi anni ha lavorato davvero molto bene, questo è innegabile, realizzando smartphone di fascia media e bassa dall’ottimo rapporto qualità/prezzo e top di gamma in grado di competere ormai con chiunque. Ma in questo 2019 l’azienda ha deciso di inondare la fascia media e bassa del mercato con una serie di dispositivi davvero tutti simili tra loro sia a livello di design che hardware, visto che usano tutti il SoC Kirin 710. Alcuni sono varianti “potenziate” di varianti dello scorso anno, che in realtà hanno ben poco in più rispetto agli altri modelli. Senza contare Honor, sub-brand di Huawei, che finisce per realizzare smartphone molto simili a quelli della casa madre, sia lato hardware che design.

Xiaomi

E come non citare la cinese Xiaomi, da ormai un anno ufficialmente arrivata sul nostro mercato con tanti dispositivi in un range di prezzo molto ristretto, ma che hanno dalla loro il grande rapporto qualità/prezzo, in grado di superare la concorrenza. Anche qui però, le varianti non mancano, basti pensare che un Redmi 7 ha ben 3 varianti, senza contare tutti gli altri device dell’azienda. Almeno nella fascia medio/alta e alta, l’azienda sembrava voler continuare nel realizzare un solo dispositivo per semestre, ma purtroppo anche qui le cose sono precipitate, infatti a Mi 9 SE e Mi 9 si sono subito affiancati Mi 9T e Mi 9T Pro. E ci aspettiamo anche l’arrivo di Mi Mix 4 e dello smartphone flessibile..

OnePlus

Sicuramente OnePlus non può essere paragonata con le aziende sopra citate per numero di dispositivi in commercio, ma anche lei, nel suo piccolo, ha deciso di aumentare i propri dispositivi a listino, presentando addirittura tre smartphone top di gamma in questo primo semestre: OnePlus 7, OnePlus 7 Pro e OnePlus 7 Pro 5G. Inoltre, tra qualche mese, arriveranno anche le consuete varianti “T”, portando cosi a sei il numero di device dell’azienda per questo 2019, tanti, se pensiamo che nel 2018 sono stati solo due.

Altri OEM

Ovviamente a questa lista di nomi, che al momento sono i principali del nostro mercato, vanno aggiunte le varie LG, ASUS, Nokia, Motorola, Oppo e Meizu, che sebbene in quantità minori rispetto alle altre aziende, producono anche loro tantissimi dispositivi, molti dei quali ricevono pochissimo supporto, e contribuiscono a rendere Android ancora frammentato, come potete vedere dal grafico qui in basso, dove possiamo notare che a Maggio 2019 il tasso di adozione di Android Pie è solo del 10%, qualcosa di veramente assurdo, se pensiamo che tra qualche mese arriverà Android 10 Q.

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Conclusioni

Bè che dire, i dati snocciolati sopra sono abbastanza chiari e mostrano i risultati di un settore mobile sempre più saturo di dispositivi, tutti simili tra loro e che non riescono più a spingere l’utente a cambiare il proprio smartphone con uno nuovo. Il confronto con Apple è purtroppo quasi impossibile da fare, o forse sarebbe meglio non farlo, visto che nonostante anche l’azienda di Cupertino abbia aumentato il numero di device prodotti ogni anno (ora tre), non si avvicina minimamente ai numeri delle aziende “Android” prese singolarmente, e anche un confronto circa i tassi di adozione delle nuove versioni di iOS rispetto ad Android sarebbe purtroppo ridicolo, basti vedere il grafico qui sotto:

Insomma, la frammentazione Android è purtroppo ancora presente, e le aziende ci stanno mettendo del loro per cercare di peggiorare ancora di più la situazione. Probabilmente la situazione potrebbe migliorare solo se Google imponesse una sorta di regolamentazione ai suoi partner circa i dispositivi da rilasciare, ma questo non accadrà mai, e poi Android è “open source” no?!

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