Huawei passa al contrattacco, è tempo di escludere gli USA | INTERVISTA VP

di Nikolas Pitzolu 0

Huawei fa buon viso e cattivo gioco verso gli USA e, dopo che il ban pare ormai essere superato, prepara strutture ed ecosistema per poter fare da se, diventando indipendente dagli USA.

Vuoi vedere che gira gira Huawei ha fatto finta nel cercare di trovare un accordo con gli USA e il Governo Trump che l’ha messa in blacklist dall’oggi al domani? Ovviamente no, Huawei aveva e al momento ha bisogno di Android per il suo business e diciamo che l’aver preso tempo è stata una delle soluzioni migliori. Con il fatto poi che l’ecosistema Android è l’unico che può compete con App Store di Apple, è palese che avere ancora Android al suo arco è necessario, se non pure un passaggio obbligato. Ma la società Orientale è contenta di questo?

Ricordiamo che Trump è passato a considerare Huawei un pericolo Nazionale per la sicurezza per poi affermare che non lo fosse nel giro di un mese, andando a rinforzare la tesi che il problema erano e sono i dazi e le tasse che l’esecutivo può riscuotere dal colosso Cinese per far utilizzare le tecnologie Americane: Google, Intel, Microsoft, etc.

La società cinese sta usando quindi questo tempo per riorganizzarsi internamente, infatti non sono mancate le notizie in merito e vi abbiamo riportato come sia in progetto HongMeng OS, ARK OS (alias Armony OS) e tutti gli accorgimenti necessari che ne sono derivate per poter avere un OS completamente funzionante.

E ora, dopo aver rivisto le stime economiche da 130 miliardi a 100 miliardi di dollari è tempo di contrattacco, Huawei ha deciso di iniziare un percorso biennale dove inizieranno a venire meno software ed hardware made in USA, in favore di soluzioni prodotte in casa, insomma, l’Indipendenza che tanto vuole raggiungere. Nessun rumors, ad affermarlo proprio un esponente Huawei (Vice amministratore delegato della filiale Francese) che, durante un’intervista, riporta che il tanto chiacchierato Piano B non solo è partito in sordina ma che si concretizzerà da qui alla fine del 2021.

L’iter da seguire è quello che tra due anni quindi non solo Huawei avrà in piedi un ecosistema capace di sostituire Android ma avrà anche una fornitura parallela di componenti, software e hardware in modo tale da non “scomodare” più gli USA.

Continuando con l’intervista, il vice CEO ci tiene a rimarcare tre punti chiave del discorso: indipendenza dal software, indipendenza dall’hardware, global market share.

  • Indipendenza dal software, in modo tale da evitare ulteriori problemi in caso ci fossero altri stop improvvisi da parte di chicchessia o improvvisi cambi di strategia da parte di chi ne detiene le proprietà intellettuali. Esempio classico sono i Matebook di Huawei che utilizzano Windows ma dovranno per forza di cose trovare una licenza;

 

  • Indipendenza dall’hardware, visto che non solo all’azienda serve utilizzare il brevetto ARM, di necessaria importanza per i suoi Kirin negli smartphone, ma anche per i processori Intel che, strano ma vero, li produce un’azienda Americana e servono per muovere i Matebook;

 

  • Global market Share, nel senso che la società manterrà attiva la vendita dei propri dispositivi worldwide – ma anche la vendita delle sue infrastrutture 5G, anche qui in formato worldwide, USA compresi nella quale cercherà di ottenere il via libera a suon di ricorsi.

Infine, uno dei massimi dirigenti afferma che “nel 2021 Huawei avrà le proprie tecnologie e sarà più forte di prima” e finalmente indipendente.

E voi che ne pensate di questi tre punti? Siete d’accordo con tutti e tre?

Commentando dichiari di aver letto e di accettare tutte le regole sulla discussione degli articoli nei nostri blog.
SEGUICI E RESTA AGGIORNATO!
 
close-link