Google e Fitbit: ora cosa succede?

di Claudio Stoduto 0

Google Wear OS

Non è sicuramente passata inosservata la recente acquisizione di Google di Fitbit. La cifra in questione non è di poco rilievo (2,1 miliardi di dollari) ma, se dobbiamo dirla tutta, era l’unica mossa che l’azienda americana poteva fare ad oggi in questo mercato.

Andiamo con ordine: Fitbit aveva effettuato tutta una serie di acquisizioni nel corso degli anni, a partire da Pebble, che l’hanno praticamente resa una delle principali aziende del settore dei prodotti indossabili – dominato comunque da Apple – mentre Google non era mai riuscita a sfondare con il suo WearOS e si è trovata quindi nella posizione di valutare le acquisizioni. Abbiamo già assistito all’operazione con Fossil, di pochi mesi fa, che aveva fatto sperare in un Pixel Watch, un prodotto che potremmo definire come ormai una sorta di chimera e di cui si parla da anni, troppi probabilmente, e che non ha ancora visto la luce.

Oggi però parliamo di uno scenario completamente diverso. Dopo questa acquisizione, che verrà comunque completata nel corso dei prossimi mesi, possiamo dire che abbiamo Apple e Google che si contendono i posti di rilievo nel settore. Ancora una volta l’una contro l’altra anche (e forse) in questa branca del mercato dopo gli smartphone. I rimanenti player competono in quelle piccole rimanenze di quote che potranno dargli piccole soddisfazioni ma che non potranno, secondo noi, portarli al successo in questo mercato. L’unica vera grande alternativa che risulta ad oggi è Xiaomi che con i suoi Amazfit, sebbene siano di nicchia insieme alle varie Mi Band, sta piano piano rosicando sempre più quote interessanti.

Perché questa acquisizione?

La risposta più semplice potrebbe essere quella di voler eliminare un concorrente potenziale dal mercato. Non cancellarlo definitivamente ma trarne in realtà un profitto non da poco. La liquidità a Google non manca di certo mentre possiamo dire che il know how di Fitbit si. A Mountain View non hanno dei buonissimi rapporti con il mondo dei prodotti indossabili ma questo non li ha mai fermati, o almeno in parte. La scelta di acquisire la specifica sezione di Fossil prima e poi oggi l’intera Fitbit non può far altro che andare a garantire una base di conoscenza a dir poco superiore rispetto a molti concorrenti, Apple esclusa. Già perché non possiamo negare come i piani delle due aziende siano praticamente contrapposti con Cupertino che ha creato un prodotto suo stravolgendo e conquistando il mercato. In Google invece hanno adattato una strategia identica a quella di Android sugli smartphone ma che poi non ha pagato nel lungo periodo per via della troppa frammentazione e dei margini risicati. Apple Watch cresceva in quote, diffusione e qualità generale del prodotto. Android Wear prima e poi WearOS con i relativi prodotti si è invece perso negli anni.

Quali sono gli scenari futuri di Google e Fitbit?

  1. Fitbit rimane esterna a Google;
  2. Google diventa il secondo player del mercato;
  3. WearOS integrerà le funzioni di Fitbit;
  4. Google rivenderà tutto.

1) Sinceramente crediamo che questo sia lo scenario più improbabile. Così come fu per Fossil, non vedremo magari più prodotti a marchio Fitbit ma una lunga ricerca che porterà poi magari ad un qualche cosa di diverso sul mercato. Qualora non fosse così e rimanessero Google da una parte e Fitbit dall’altra, beh potremmo avere due aziende distinte che possono proseguire per la loro strada pur facendo capo ad un unica grande azienda, Alphabet. Meno influenti certo, però con una possibile loro strategia.

2) Google e solo Google. Addio a Fitbit come fu con Pebble e spazio solo al brand Pixel magari con i prodotti che potrebbero arrivare con questa nuova denominazione a discapito di tutti i vecchi Versa, Watch e via dicendo. Google e Fitbit diventerebbero una cosa sola, forti del brand dell’azienda americana che sicuramente potrebbe dare maggiore impatto sul mercato e quindi con maggiore appeal sugli utenti. Il rischio è quello però di vedere magari una Motorola Bis, ergo Google si impossessa solamente di tutti i brevetti per poi cedere quel che rimane di Fitbit ad un terzo esterno magari interessato solo al nome ed al brand. Non è un’opzione da scartare questa anche perché Google, ahimè, non è nuova a questo genere di operazioni purtroppo.

3) Sicuramente questo è lo scenario che tutti ci attendiamo a discapito del nome, della scelta e di cosa vorranno fare le due aziende. Prima di acquisire un concorrente, Google ha acquistato l’intero pacchetto di Fitbit che le potrebbe tranquillamente permette di avere a disposizione un bel parco di funzioni ed innovazioni che potranno poi essere prese, progettate ed inserite in WearOS. Diciamocelo, il sistema operativo di Google non è ai livelli di quello di Apple e del suo Apple Watch per cui prendere quanto di buono è stato fatto da un ex concorrente e portarlo in casa non è poi una mossa così stupida e scellerata, anzi. Il problema è capire se ne varrà la pena nel lungo periodo o se è un tamponamento temporaneo della situazione generale.

4) Il quarto ed ultimo scenario è per alcuni aspetti quello più intrigante. Google si occupa di poco hardware a conti fatti e questo lo sappiamo. Il suo core business rimane quello del software e qui potrebbe aver messo in piedi un bel circo che potremmo poi vedere su prodotti terzi. Non è nemmeno così insensata l’idea secondo cui Google stia lavorando concretamente nel realizzare ed avere il miglior compromesso fra software e brevetti a disposizione sul mercato ad eccezione di Apple. Quando questo “pacchetto” sarà poi effettivamente completo e pronto, magari Google stessa potrà vedere non tanto l’intera divisione quanto il progetto in concessione di utilizzo ad altre aziende. Mettiamola come se fosse una sorta di Android con gli steroidi per orologi con cui l’azienda americana vuole arrivare al maggior numero di persone possibili riprogettando da zero quello che era il progetto errato di Android Wear agli albori. Il vantaggio consisterebbe nell’avere a disposizione tutte le licenze ed i brevetti che quindi costringerebbero i produttori terzi a pagare un royalties a Google. Non è un progetto dedicato al breve periodo chiaro, ma più con un orizzonte di lungo periodo che potrebbe assicurare un bel vantaggio.


Google Wear OS

Insomma che sia una delle acquisizioni più particolari è chiaro. Ora vorremmo tutti cercare di capire effettivamente dove Google vorrà andare e che direzione essa vorrà prendere da qui al prossimo futuro nel mondo dei wearable. Pixel Watch o meno, un’azienda del suo calibro deve prendere una posizione nei confronti di questo settore così come fatto per il mondo dei tablet. Il tempo ormai è finito e ci attendiamo una posizione da qui ai prossimi sei mesi, dopo potremmo dire che Google ha accantonato ogni genere di progetto in tal senso e che queste acquisizioni siano semplicemente state mirate ad acquisire conoscenza, brevetti e potere e non mirate per portare un nuovo prodotto sul mercato.

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